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Allenare la comunicazione tra ragazzi in campo: esercizi semplici per rafforzare l’intesa nelle azioni

📅 17 Agosto 2026✍️ di Davide Bresciani⏱️ 3 min di lettura

La comunicazione come fondamento tattico

Nei piccoli campi dove ho seguito decine di squadre giovanili, ho osservato una costante: le migliori intese non nascono da talento individuale, ma dalla capacità di parlarsi in campo. Un difensore che urla il suo movimento, un centrocampista che guida il gioco con la voce, un attaccante che legge le intenzioni del compagno. Tutto questo accade prima ancora che il pallone arrivi. La comunicazione è il collante che trasforma undici giocatori in una squadra coesa.

Per allenare questa dimensione non servono esercitazioni complicate. Servono metodo e ripetizione. Poche azioni, praticate fino alla noia, finché diventano automatiche. È quello che ho visto nelle migliori realtà giovanili: allenatori che dedicano 15-20 minuti di ogni seduta al dialogo in campo, non come lusso formativo, ma come elemento tecnico.

Esercizi base per il dialogo difensivo

Comincio dai difensori perché la comunicazione difensiva è la fondamenta. Propongo un esercizio semplice: possesso palla in piccolo spazio con marcatura stretta. Quattro attaccanti, quattro difensori, in un rettangolo di 20×10 metri.

La regola fondamentale: chi marca deve dire il nome del proprio avversario, poi deve avvisare il compagno accanto se il suo uomo si muove. “Davide, attenzione sinistra”, “Marco, occupo lo spazio centrale”. Questo crea quella che gli addetti ai lavori chiamano Pressing calcistico – una pressione coordinata dove ogni movimento dipende da quello dell’altro.

Dopo due settimane di ripetizione, i ragazzi iniziano a prevenire i tagli invece di inseguire il pallone. La voce arriva prima del movimento. È come un’orchestra dove ogni strumento sa quando entra.

Un secondo esercizio: rimessa laterale con tre difensori e tre attaccanti su mezzo campo. Chi riceve la palla deve annunciare “palla mia”, il difensore più vicino urla “copro io”, gli altri prendono posizione. Dieci volte in avanti, dieci indietro. Semplice, ripetitivo, efficace.

Costruzione del gioco: quando la voce organizza l’attacco

Ho visto accadere una cosa particolare in una squadra di allievi a Brescia. Il centrocampista, un ragazzo discreto tecnicamente, aveva iniziato a parlare costantemente: “Largo a destra”, “Copertura centrale”, “Alzo il ritmo”. Non era il migliore in dribbling, ma la squadra girava intorno a lui perché sapeva cosa aspettarsi.

Per allenarsi su questo, propongo un rondò allargato: otto giocatori, palla circolante, due pressanti al centro che cercano di rubare. La regola è che chi riceve deve dire il nome del ricevente prima di passare: “Matteo” seguito dal passaggio. Questo crea anticipazione. I due pressanti diventano prevedibili da affrontare perché la squadra in possesso sa già cosa succederà.

Inoltre: in una partitella ridotta (5vs5 su mezzo campo), l’attaccante che riceve deve gridare “Spalla libera” se vede compagni desmarcati, “Pressa sinistra” se sente pressione da quella parte. L’esterno che riceve sa dove il compagno si posizionerà secondo il primo avvertimento. Non è improvvisazione, è organizzazione trasmessa oralmente.

Fissare i pattern in memoria muscolare

La comunicazione in campo produce risultati solo se diventa riflesso. Per questo motivo, le squadre più organizzate dedicano cinque sedute settimanali a esercitazioni ripetitive, dove gli stessi schemi vengono tirati cento volte. Alcuni allenatori usano anche il Rinforzo positivo verbale: “Bene, Marco, quella comunicazione ha bloccato la ripartenza”.

Ho notato che i ragazzi rispondono bene quando l’allenatore replica esattamente quello che hanno detto, creando un feedback circolare. Se un giocatore grida “pressa centrale” e l’allenatore urla “Sì, esatto: pressa centrale!”, lo schema si fissa nella memoria più rapidamente.

Partitella finale con focus comunicativo

Ogni seduta dovrebbe concludersi con una partita ridotta dove il voto non dipende solo dai gol segnati, ma dal numero e dalla qualità degli avvertimenti vocali. Urla organizzate, non caos. Un gol vale uno. Una comunicazione che previene un’azione avversaria vale mezzo punto.

Dopo due mesi di lavoro costante su questi principi, le squadre cambiano volto. Non diventano necessariamente più tecniche, ma infinitamente più coese. E una squadra coesa vince partite che non dovrebbe vincere.

Davide Bresciani

Ex capitano di una squadra allievi, Davide ha viaggiato in diverse regioni italiane per documentare come il calcio venga vissuto nei piccoli centri. Racconta le tattiche, l’aggregazione e la gioia delle storie dal basso.