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Come vengono scelte le partite amichevoli giovanili? I criteri valutati per garantire crescita sportiva e personale

📅 17 Agosto 2026✍️ di Claudia Monterosso⏱️ 6 min di lettura

Quando scelgo una partita amichevole per i miei ragazzi, non guardo mai solo al risultato. Da ex portiere in una juniores e oggi allenatrice in una scuola calcio, ho imparato che l’amichevole giusta vale come un intero microciclo di allenamento: se bilanciata, fa crescere tecnica, testa e carattere; se sbagliata, lascia solo frustrazione e infortuni evitabili.

Prima i perché, poi il calendario

La prima domanda che mi faccio è: cosa vogliamo allenare con questa partita? Ci sono amichevoli pensate per consolidare un principio di gioco (uscita dal basso, transizione positiva), altre per mettere sotto stress la tenuta fisica o la concentrazione, altre ancora per far fare minuti a chi rientra da un infortunio.

Divido gli obiettivi in quattro aree: tecnico-tattica, fisico-atletica, mentale, sociale. In base alla fase della stagione scelgo la priorità. A inizio anno, ad esempio, cerco avversari che pressano poco per dare fiducia al nostro possesso. In periodi di carico atletico, preferisco partite a minutaggio controllato per evitare sovraccarichi. E occhio al calendario scolastico: a ridosso di verifiche e pagelle, meglio gare vicine e brevi. La crescita passa anche dall’equilibrio tra sport e studio.

Un lettore mi ha chiesto: “Ma non è meglio affrontare sempre i più forti?”. La risposta è: dipende dall’obiettivo. Una volta al mese cerco un test “alto” per misurare i progressi; le altre settimane punto su sfide alla nostra portata per lavorare su dettagli senza affondare la squadra.

Criteri tecnici e anagrafici

L’età e lo stile dell’avversario contano tantissimo. Tra Under 12 e Under 13 ci sono differenze fisiche enormi: se scegli una squadra di un anno superiore, devi proteggere i tuoi con tempi ridotti, cambi frequenti e compiti chiari. Valuto anche la compatibilità tattica: se sto costruendo dal basso, evito team che lanciano lungo tutto il tempo; preferisco chi ci sfida a centrocampo, costringendoci a leggere linee di passaggio e coperture.

Mi è capitato di recente con i 2011: avevamo appena introdotto la “terza uomo” in rifinitura. Ho chiamato un club che gioca 1-3-2-3 e pressa a tre quarti. Partita perfetta: abbiamo perso 2-1, ma i ragazzi hanno trovato due volte l’uscita corretta e hanno capito quando forzare e quando ricominciare dall’esterno. Il giorno dopo, in allenamento, quelle letture erano già più naturali.

Minutaggio e rotazioni sono decisivi, specie nelle amichevoli. Le linee guida della FIGC spingono per dare spazio a tutti: lo rispetto fissando prima i blocchi di gioco (ad esempio 3 x 20 minuti) e segnando le rotazioni su una lavagnetta. Condivido l’idea in riunione pre-gara: niente sorprese, tutti sanno quando tocca a loro.

Logistica, sicurezza e costi: il triangolo che decide

Scelgo avversari entro 45-60 minuti di viaggio, soprattutto con i più piccoli. Il viaggio stanca, i genitori ringraziano e il clima resta sereno. Verifico il campo: dimensioni, fondo, spogliatoi, docce. Se giochiamo su sintetico ma in settimana ci alleniamo su naturale, programmo un breve adattamento il giorno prima.

Sulla sicurezza non tratto. Chiedo sempre: chi arbitra? È presente un defibrillatore funzionante? C’è un referente per il primo soccorso? In panchina porto il mio kit con ghiaccio istantaneo, bendaggi e cerotti. Ho imparato a mie spese: una volta, durante un’amichevole senza direttore di gara designato, la partita è degenerata in proteste continue. Da allora, o c’è un arbitro federale o una persona concordata prima e rispettata da tutti.

Il budget conta. Propongo spesso formule a costi condivisi: chi ospita mette il campo, chi arriva porta palloni e casacche, spese arbitrali divise. Trasparenza totale nel primo scambio mail, così evitiamo fraintendimenti.

Fair play e crescita personale

Un’amichevole deve allenare anche il carattere. Stabilisco un piccolo “patto” coi ragazzi: come salutiamo, come reagiamo a un errore, come parliamo all’arbitro. Non è retorica, è palestra di vita. Il richiamo al Fair play aiuta, ma serve concretezza: faccio ruotare la fascia da capitano, chiedo ai subentranti di essere i primi a sostenere chi esce, e alla fine della gara facciamo tre minuti di “cerchio” per dire una cosa fatta bene e una da migliorare.

Quando si vince largo, inserisco vincoli (numero massimo di tocchi, obbligo di un passaggio indietro prima di concludere) per restare dentro il rispetto dell’avversario e continuare a imparare. Quando si fatica, proteggo l’autostima con micro-obiettivi: cinque riconquiste in zona palla, tre uscite pulite sotto pressione. È sorprendente come, spostando il focus dal tabellino agli indicatori di processo, la qualità del gruppo salga.

Come contattare le società e chiudere l’accordo

Scrivo sempre una mail essenziale: categoria e anno, obiettivo tecnico, durata dei tempi, numero giocatori, disponibilità rotazioni, date e orari possibili. Allego la liberatoria foto e lo schema delle sostituzioni consigliato. Se rispondono con entusiasmo ma senza dettagli, li richiamo: meglio dieci minuti al telefono che tre scambi confusi.

Confermo tutto con un foglio condiviso: luogo, orario convocazione, colori divisa, arbitro, costi, recapiti. Due giorni prima invio lista gara provvisoria e ricordino su documenti e certificati. Il giorno della partita arrivo con 45 minuti d’anticipo per fare il punto con l’allenatore avversario e con l’arbitro su tempi, cambi e eventuali sperimentazioni (ruoli invertiti, calci piazzati provati in sicurezza).

Errori comuni da evitare

  • Accettare amichevoli “vuote”, senza obiettivo: si gioca e basta, e si impara poco.
  • Sottovalutare la taglia fisica dell’avversario: a 12-13 anni può fare la differenza e creare frustrazione.
  • Minutaggio squilibrato: chi gioca sempre e chi mai. In amichevole è un autogol formativo.
  • Non concordare l’arbitro: proteste, ritmi spezzati e clima teso sono dietro l’angolo.
  • Campi inadatti o lontani: arrivare già stanchi e infreddoliti è la premessa per una brutta esperienza.

Checklist pratica per organizzare subito

  • Definisci l’obiettivo tecnico in una frase (es. “uscita dal basso contro pressing medio”).
  • Scegli avversario compatibile per età, stile e distanza massima 60 minuti.
  • Stabilisci tempi e rotazioni prima della gara, condividendoli con squadra e staff.
  • Verifica logistica: campo, spogliatoi, arbitro, defibrillatore, kit di primo soccorso.
  • Conferma tutto in un unico documento condiviso con contatti e costi.
  • Prepara debrief di 5 minuti post-partita con 1 punto di forza e 1 miglioramento.

Chiudo con un caso che mi è caro. A marzo, con i miei Under 10 stavamo soffrendo la pressione in costruzione. Ho cercato un’amichevole con un club vicino noto per l’intensità senza essere fisicamente dominante. Abbiamo fissato tre tempi da 18 minuti, rotazioni programmate, obiettivo dichiarato: uscire palla a terra su almeno il 60% dei rinvii dal fondo. Primo tempo nel panico, poi due correzioni semplici sul posizionamento del mediano e sull’angolo del terzino. Alla fine, target centrato e ragazzi fieri. La settimana dopo, stessa situazione in campionato: li ho visti alzare la testa e scegliere la soluzione giusta. È lì che capisci perché un’amichevole ben scelta pesa più di mille parole.

Se devo riassumere: chiarisci il perché, scegli l’avversario giusto, metti in sicurezza la cornice, rispetta i tempi di tutti e usa l’amichevole come laboratorio. Il risultato arriverà come conseguenza, insieme a qualcosa di più importante: ragazzi che crescono, in campo e fuori.

Claudia Monterosso

Claudia, ex portiere in una squadra juniores, è ora allenatrice di una scuola calcio per bambini. Nei suoi articoli racconta le difficoltà e le piccole grandi conquiste di chi cresce tra allenamenti, studio e prime partite.