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Errore nella scelta degli esercizi tecnici? Come evitarlo sfruttando l’osservazione degli atleti

📅 12 Agosto 2026✍️ di Silvia Zangrandi⏱️ 5 min di lettura

Quante volte ti è capitato di vedere un allenatore insistere su un esercizio che sembra non stare funzionando? Il giocatore rimane bloccato, fatica a migliorare, ma l’esercizio continua imperterrito nella seduta. Succede più spesso di quanto immagini, soprattutto nel calcio giovanile, dove la scelta degli esercizi tecnici può fare davvero la differenza tra un percorso di crescita consapevole e anni di lavoro poco proficui.

Probabilmente ti stai chiedendo: come faccio a capire se sto sbagliando esercizi? La risposta non è complicata come sembra. Basta imparare a osservare gli atleti. Non genericamente, ma con consapevolezza, cercando di leggere quello che il loro corpo e la loro prestazione ti stanno dicendo. È esattamente quello che ho imparato durante anni a contatto con giovani calciatori: l’osservazione attenta è lo strumento più potente che un allenatore possa avere.

Perché gli esercizi sbagliati rimangono nel programma

Pensa al meccanismo di una routine. Quando inizia l’anno, scegli gli esercizi in base alla tua esperienza, a quello che hai visto fare dai colleghi, a quello che ha funzionato l’anno scorso. Tutto logico. Ma ecco il problema: spesso continuiamo per inerzia. L’esercizio rimane nel programma perché “abbiamo sempre fatto così”, non perché stia effettivamente sviluppando le qualità che vogliamo.

Nel calcio giovanile il rischio è ancora maggiore. Gli atleti giovani sono in fase di apprendimento motorio, il che significa che accettano facilmente quello che viene loro proposto. Non protestano se un esercizio non ha senso. Continuano, eseguono, pero magari non stanno sviluppando la consapevolezza tattica che ti serviva, o peggio, stanno ingenerando meccaniche scorrette che faranno danno più avanti.

Così finisci per sprecare sedute preziose, quelle sedute che a questa età sono oro puro per la crescita. È come guidare con la mappa sbagliata: puoi andare avanti a tutta velocità, ma non stai andando dove volevi.

Come osservare per capire davvero cosa funziona

Osservare non significa stare seduto in panchina a guardare. È un’attività attiva, consapevole, quasi scientifica. Ti spiego il metodo che ho sviluppato negli anni, quello che mi ha aiutato a capire quando un esercizio stava funzionando e quando era tempo di cambiare.

Innanzitutto, guarda il movimento di base. Quando proponi un esercizio tecnico, chiedi a te stesso: il giocatore sta eseguendo il gesto nella forma corretta? Non la forma perfetta, quella è l’utopia. La forma che permette di sviluppare la qualità che tu stai cercando. Se un giocatore deve imparare la ricezione di petto, ma continua a usare la coscia perché l’esercizio è strutturato male, allora quello non è il tuo esercizio.

Secondo elemento: osserva lo sforzo cognitivo. Vedi il giocatore che pensa a cosa fare? Oppure esegue automaticamente senza consapevolezza? Nel calcio, la tecnica senza intelligenza tattica è mezza tecnica. Se l’esercizio non stimola il processo decisionale, se il giocatore è semplicemente un esecutore passivo, hai già il campanello d’allarme.

Terzo aspetto, forse il più sottovalutato: guarda la motivazione. Hai notato come alcuni esercizi energizzano il gruppo, mentre altri li spengono? Quando i ragazzi sono demotivati, imparano meno, consolidano peggio. L’osservazione della loro energia ti dice quanto un esercizio sia effettivamente costruttivo per loro.

I segnali che ti dicono di cambiare

Quali sono le spie rosse che devi imparare a riconoscere? Te ne elenco alcune che ho visto decine di volte.

La prima: il giocatore ripete l’errore. Settimana dopo settimana, stesso esercizio, stesso sbaglio. Non è pigrizia. È che l’esercizio non è strutturato in modo da permettergli di capire e correggere l’errore. Probabilmente il feedback non è chiaro, oppure la progressione motoria non è adatta al suo livello attuale.

La seconda: l’esercizio non trasla in partita. Hai insistito su passaggi in movimento per tre mesi, ma in gara il giocatore rimane statico. Questo significa che l’esercizio, pur corretto tecnicamente, non stava sviluppando le capacità decisionali necessarie per la partita vera.

La terza: il calo di rendimento generale. Non parlo di un giorno no. Parlo di una tendenza. Se noti che il gruppo sta calando nel suo rendimento da quando hai introdotto quella serie di esercizi, probabilmente stai concentrando il carico nel posto sbagliato, o stai trascurando qualcosa di fondamentale.

La quarta, la più sottile: il disimpegno emotivo. Quando i giocatori iniziano a fare esercizi “perché detto”, con la testa altrove, sta succedendo qualcosa. O l’esercizio è noioso e ripetitivo, oppure non vedono il senso, e avere senso è cruciale quando hai 14, 15, 16 anni.

Come adattare gli esercizi senza ricominciare da zero

Non si tratta di buttare via tutto e ricominciare ogni volta. Si tratta di fare aggiustamenti consapevoli, basati su quello che osservi.

Se vedi che l’esercizio è corretto nella struttura ma manca di stimolo tattico, aggiungilo. Trasforma il passaggio statico in un passaggio con una scelta tra due opzioni. Piccolo cambiamento, enorme differenza in termini di apprendimento.

Se l’errore persiste, fermati e scomponi l’esercizio in parti più piccole. Questo è il principio della periodizzazione tattica: non puoi aspettare che il giocatore capisca tutto insieme. Vai step by step, osserva ogni step, verifica che sia stato compreso.

Se noti demotivazione, aggiungi competizione, variabilità, sorpresa. Il cervello giovanile si accende quando c’è novità e sfida. Usa questo a tuo vantaggio.

Il ruolo dell’osservazione nella crescita dell’atleta

Quello che imparando negli anni è che la miglior risorsa non è la ricerca scientifica, per quanto preziosa, ma l’osservazione consapevole di chi hai di fronte. Ogni gruppo è diverso, ogni giocatore ha i suoi tempi e i suoi bisogni.

Quando impari a osservare veramente, quando sviluppi quella sensibilità verso i segnali che i ragazzi ti mandano, il tuo lavoro cambia. Non sei più solo uno che esegue un programma. Sei un allenatore che adatta, che corregge, che cresce insieme ai tuoi atleti.

E questo, credimi, fa la differenza tra una stagione passata e una stagione che lascia il segno.

Silvia Zangrandi

Silvia ha praticato atletica e calcio durante l'adolescenza, diventando responsabile di un progetto sportivo scolastico in cui ha visto crescere futuri calciatori e calciatrici. Ha deciso di scrivere per dar voce alle loro storie autentiche.