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Partite in trasferta: suggerimenti pratici per preparare al meglio zaino e viaggio

📅 27 Agosto 2026✍️ di Claudia Monterosso⏱️ 5 min di lettura

Prepararsi per una partita in trasferta non è solo questione di scendere dall’autobus e giocare. Chi lavora nel calcio giovanile sa bene che il viaggio inizia ore prima del fischio d’inizio, e ogni dettaglio conta. Da anni alleno bambini e ragazzi, e ho visto come una preparazione accurata della trasferta può fare la differenza tra una prestazione brillante e una opaca. Non è magia: è organizzazione consapevole.

Lo zaino: cosa portare davvero

Comincio dalle basi. Lo zaino non deve trasformarsi in un baule su due spalle. Ho seguito tante trasferte dove i ragazzi arrivavano già stanchi prima ancora di iniziare, semplicemente perché carichi male e male equipaggiati.

Per ogni partita porto con me una checklist. La maglia di riserva è ovvia, ma molti dimenticano i calzini di ricambio: arrivare con i piedi bagnati di sudore e cambiarsi al volo diventa un’impresa. Aggiungo sempre una felpa leggera, anche in estate. La temperatura cambia tra la macchina, il pullman e lo spogliatoio, e i muscoli freddi non rendono.

Mi è capitato di recente con una squadra primavera: il ragazzo che aveva dimenticato le scarpe da ginnastica è stato costretto a scendere dall’autobus in ciabatte, camminando su un parcheggio ghiacciato. Piccolo dettaglio, grande disagio. Ora nella nostra lista obbligatoria ci sono anche le scarpe comode per il viaggio e la sosta.

Il necessario per l’igiene personale: sapone, asciugamano piccolo, deodorante. Gli spogliatoi in trasferta non offrono sempre tutto quello che serve. Una borraccia d’acqua è fondamentale, ma verificate che la squadra non abbia già previsto le bevande nello spogliatoio.

Il viaggio: gestire il tempo e l’energia

La durata del tragitto è il primo fattore da considerare. Se la trasferta dura più di due ore, il modo in cui i ragazzi passano il tempo diventa cruciale.

Non lascio che dormano troppo. Può sembrare controintuitivo, ma arrivare completamente riposati crea un’inerzia difficile da superare subito. Preferisco che durante il viaggio facciano attività tranquille: leggere, ascoltare musica, guardare un film. Mantenere il corpo consapevole, la mente calma.

L’alimentazione durante il viaggio merita attenzione. Non do mai pasti pesanti prima di scendere dall’autobus: un panino leggero e molta acqua sono l’ideale. Ho visto ragazzi giocare male perché lo stomaco era ancora impegnato a digerire il pranzo abbondante fatto in pullman due ore prima.

Un dettaglio che ho imparato a valorizzare negli ultimi anni è creare uno spazio di concentrazione personale nei ultimi 20 minuti di viaggio. Chiedo ai ragazzi di staccare da chiacchierate e cellulari, di respirare, di pensare a cosa faranno in campo. Funziona, soprattutto con i più giovani che tendono ad arrivare sovraeccitati.

L’arrivo e la preparazione finale

Quando scendete dall’autobus avete generalmente 45 minuti fino al fischio d’inizio. Questo tempo non è infinito. Ho notato che le squadre disorganizzate lo perdono tutto tra chiacchiere, ricerca dello spogliatoio, tempo sporco.

Prima cosa: una ricognizione dello spogliatoio e del campo. Questo lo faccio personalmente come allenatore. Serve a capire se ci sono problemi, a verificare dove sono i servizi, a controllare le condizioni del terreno. I ragazzi nel frattempo possono cambiarsi tranquillamente senza distrazioni.

20 minuti prima della partita organizzo un momento di riscaldamento vero, non improvvisato. Spesso vedo team che si scaldano male, velocemente, come se fosse una seccatura. Il riscaldamento in trasferta è ancora più importante che in casa: il corpo è stato fermo per ore, i muscoli freddi, l’adrenalina ancora non ai livelli giusti.

L’idratazione diventa cruciale proprio qui: ultimi sorsi d’acqua, niente bevande fredde che colpiscono lo stomaco. E parlo sempre con i ragazzi dei prossimi 90 minuti. Non discorsi lunghi: cinque frasi che riguardano quello che succederà, i compiti specifici, l’atteggiamento mentale. In trasferta sentirete spesso strane giustificazioni per prestazioni scarse: “il campo era diverso”, “lo spogliatoio era lontano”. Eliminare le scuse prima che nascano aiuta.

Gli errori che vedo ripetere sempre

Partenze in ritardo. Una squadra che parte in ritardo arriva di fretta, mangia mentre corre, si scalda male. L’effetto domino è reale. Partite 15 minuti prima di quanto pianificato: non vi farà male, il margine è utile.

Sottovalutare l’importanza delle Norme sulla sicurezza nei trasporti durante il viaggio. Sembrerà banale, ma una trasferta disorganizzata dal punto di vista della sicurezza può trasformarsi in un incidente. I ragazzi urlano, si muovono, non mettono le cinture: da allenatrice devo vigilare, ma principalmente devo creare una cultura dove questa responsabilità è condivisa.

Dimenticare che alcuni ragazzi soffrono il viaggio. Mi è capitato di dover gestire crampi, malessere, ansia da spostamento. Una buona comunicazione prima della trasferta (avvisate i genitori, verificate le condizioni fisiche) vi risparmia guai.

Non verificare i dettagli logistici: dove è lo spogliatoio delle ospiti, dove si parcheggia, quale ingresso usare, se c’è uno staff medico disponibile. Una trasferta senza questi dettagli chiariti diventa un’improvvisazione, e i ragazzi lo sentono.

La preparazione mentale come risorsa

In trasferta la testa conta ancora più che in casa. L’ambiente è diverso, gli spazi sconosciuti, gli avversari spesso giocano con l’entusiasmo della loro gente alle spalle. Per contrastare questo, alcuni delle mie migliori sedute di talk motivazionale le faccio durante il viaggio, non nello spogliatoio.

Ricordare ai ragazzi che giocare in trasferta è un’opportunità, non un ostacolo. Chi sa gestire la tensione dello spostamento, la novità dell’ambiente, la pressione di giocare fuori casa, sta già imparando una lezione di calcio e di vita che porterà con sé per anni.

Ogni trasferta ben preparata è una piccola conquista. Quella che oggi sembra solo logistica domani si trasformerà in esperienza, consapevolezza, resilienza. E queste qualità non le insegna nessun allenamento in casa.

Claudia Monterosso

Claudia, ex portiere in una squadra juniores, è ora allenatrice di una scuola calcio per bambini. Nei suoi articoli racconta le difficoltà e le piccole grandi conquiste di chi cresce tra allenamenti, studio e prime partite.