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Allenare la concentrazione: tecniche per migliorare l’attenzione durante la partita

📅 24 Agosto 2026✍️ di Giorgio Bassanini⏱️ 5 min di lettura

Chi? I giovani calciatori e le loro famiglie. Cosa? Un metodo concreto per tenere alta l’attenzione nei 90 minuti. Quando? In queste settimane di finali e tornei di fine stagione. Dove? Sui campi di periferia, nei centri sportivi affollati del weekend. Perché? Per ridurre gli errori, prendere decisioni migliori e valorizzare il lavoro di un anno.

Dopo mesi di allenamenti, molte partite si decidono su un dettaglio: lo sguardo che anticipa l’azione, il primo controllo, la scelta giusta sotto pressing. La concentrazione non è talento misterioso, ma un’abilità allenabile, come lo stop di suola o il cross sul secondo palo.

Perché l’attenzione decide le partite

Nel calcio giovanile, ogni fase di gioco impone un filtro mentale rapido: cosa ignorare, cosa tenere. È il cuore dell’Attenzione selettiva, quel processo che orienta risorse limitate verso gli stimoli più utili. Se il filtro si inceppa, arriva l’errore: un marcatore perso, un pallone forzato in uscita, un rigore ingenuo.

La concentrazione è dinamica: sale e scende in base a fatica, rumore, pressione del risultato. I ragazzi oscillano tra iperfocalizzazione (guardare solo palla) e dispersività (guardare tutto, senza priorità). L’allenamento efficace li porta al centro: focus abbastanza stretto da agire, abbastanza ampio da leggere il contesto.

Come spiega una psicologa dello sport che lavora con squadre Under 15 lombarde: “La stabilità attentiva non si chiede per magia, si costruisce con routine, parole chiave e compiti chiari. Senza struttura, la mente deriva”.

Routine pre-gara: respiro, focalizzazione e parole chiave

Prima del fischio, la testa corre più veloce delle gambe. Una routine di tre minuti aiuta a trovare il ritmo giusto e abbassa il rumore interno.

  • Respirazione box: 4 secondi inspiro, 4 di pausa, 4 espiro, 4 di pausa. Ripetere quattro volte per calmare l’attivazione.
  • Vista esterna: scegliere tre punti stabili (bandierina, tribuna, centrocampo) e portarvi lo sguardo. Serve a “uscire” dai pensieri e rientrare nel campo.
  • Parole chiave personali: due o tre cue brevi, recitate mentalmente. Esempi: “primo controllo”, “spalle alte”, “scansione”. Devono essere operative, non giudicanti.
  • Mini-visualizzazione: un’azione tipica del proprio ruolo (recupero palla e scarico, smarcamento tra le linee, copertura della profondità) eseguita mentalmente in 10-12 secondi.

La routine funziona se è ripetibile in ogni contesto, dal campo di provincia alla finale regionale. E più è breve, più è solida.

Allenare lo sguardo: esercizi semplici ma decisivi

L’attenzione segue gli occhi. Due esercizi base, inseribili nel riscaldamento, allenano la scansione senza appesantire la seduta.

  • Scansione 2+1: prima di ricevere, due rapidi sguardi oltre la spalla e uno alla palla. Obiettivo: informazioni prima del controllo.
  • Semaforo visivo: il mister segnala con un pinnacolo da bordo campo (verde, giallo, rosso) la scelta di gioco durante il possesso in spazi ridotti. Il colore guida la priorità: verticalizzare, consolidare, ricominciare.

Con questi micro-compiti, i ragazzi imparano che cercare informazioni è parte dell’azione, non un orpello. Lo schema diventa riflesso.

Giochi situazionali per creare pressione “buona”

Le small-sided games sono il laboratorio ideale per allenare mente e piedi insieme. Lavorare con vincoli mantiene l’attenzione alta e trasferisce le abilità alla partita.

  • 3v3+2 jolly con timer di decisione: entro 3 secondi dal primo controllo va presa una scelta. Riduce l’indecisione, allena il timing.
  • Partita a zone con compiti di ruolo: il mediano ha un bonus punto se riceve fronte porta dopo aver scansionato; l’esterno guadagna se attacca il secondo palo entro due tocchi. L’attenzione è ancorata alla funzione, non all’ansia da risultato.
  • Esaurimento controllato: serie brevi ad alta intensità con recuperi incompleti. L’obiettivo è eseguire il compito attentivo sotto fatica, come al 70′.

L’indicazione chiave per gli allenatori: pochi vincoli, chiari, misurabili. Troppi compiti confondono, pochi compiti focalizzano.

Gestire lo stress e i reset in gara

La partita non è lineare: un fischio contrario, un gol subito, un errore tecnico. Servono protocolli di reset, da imparare in settimana.

  • Reset in 6 secondi: espiro lungo, spalle su e giù, parola chiave (“riparto”). Occhi sul pallone o sul compagno di riferimento. Poi si rientra nel compito.
  • Accettazione attiva: riconoscere l’errore senza giudicarlo. “Fatto è fatto” e subito una scelta utile (marco l’uomo, mi offro, chiudo la linea di passaggio). È la traduzione pratica di principi affini alla Mindfulness.
  • Body language: postura aperta, braccia non crollate, sguardo orizzontale. Il corpo influenza la mente e dà segnali alla squadra.

Lo stress va gestito, non negato. Se il ragazzo ha un copione da eseguire dopo l’errore, riduce il tempo speso nel rimuginio e torna prima al gioco.

Il ruolo di allenatori e genitori

La concentrazione si protegge insieme. L’allenatore definisce pochi obiettivi per ruolo e li ripete con coerenza. Il genitore sostiene, non sovraistruisce.

  • Feedback a semaforo a fine tempo: un punto verde (bene), uno giallo (da migliorare), uno rosso (priorità). Breve, concreto.
  • Less is more a bordo campo: evitare istruzioni multiple durante l’azione. Una parola chiave concordata è più efficace di un fiume di frasi.
  • Rituali condivisi: stesso riscaldamento mentale pre-gara per tutto il gruppo, con adattamenti per ruolo. La cultura di squadra stabilizza l’attenzione individuale.

Quando il contesto diventa prevedibile, il ragazzo risparmia energie cognitive e le investe sulla lettura del gioco.

Errori frequenti da evitare

  • Confondere concentrazione con rigidità: il focus buono è flessibile, si allarga e si stringe in base alla fase di gioco.
  • Sovraccaricare di informazioni: tre messaggi chiave battono dieci istruzioni vaghe.
  • Saltare il respiro: senza controllo dell’attivazione, la tecnica crolla nei momenti cruciali.
  • Dimenticare la fatica: se l’esercizio attentivo funziona solo a freddo, non funzionerà al minuto 80.
  • Trascurare il recupero: sonno e idratazione incidono sulla qualità dell’attenzione tanto quanto un buon rondo.
  • Valutare solo il risultato: premiare la scansione o la scelta giusta anche quando l’azione non porta gol.

Un obiettivo misurabile, non un miraggio

Negli under 15 e under 17, i progressi più evidenti arrivano quando si smette di parlare genericamente di “testa” e si definiscono comportamenti osservabili: numero di scansioni prima di ricevere, tempo di decisione, uso di parole chiave. Misurare rende allenabile.

Sulle panchine dove ho imparato a far crescere ragazzi, la concentrazione non era un discorso di spogliatoio, ma un esercizio quotidiano. Bastava un compito chiaro, un respiro in più e lo sguardo prima della palla. È lì che una partita cambia, spesso in silenzio.

Giorgio Bassanini

Cresciuto nel vivaio di una squadra di provincia, Giorgio ha allenato per 7 anni una formazione under 15 prima di dedicarsi alla scrittura. Appassionato delle storie dei ragazzi che si affacciano al calcio, racconta le sfide e i sogni vissuti sui campi di periferia.